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Trekking nelle Falesie del Parco di Porto Conte | ERYKAINVIAGGIO

Ci sono posti in Sardegna che anche se visti milioni di volte riusciranno a stupirti ogni volta come la prima. E fra questi si inseriscono gli scenari spettacolari del Parco di Porto Conte nei quali mi sono persa, in una soleggiata domenica di metà ottobre, durante il leggero trekking che corre sulle falesie del parco naturale regionale istituito nel 1999 e che abbraccia cinquemila ettari fra le coste e l'entroterra di Alghero, storica città nell’estremo nord ovest della Sardegna.

Il trekking nelle falesie del Parco di Porto Conte che parte dal belvedere Foradada, dove si lascia l'auto, e arriva a Cala Barca, piccola insenatura che si apre sull'Isola Piana, passando per Torre della Pegnaè un'escursione adatta a tutti, certo accompagnati da una guida o armati di una traccia GPS per evitare di perdere il sentiero nel labirinto di bassi ginepri e cespugli di spinoso astragalo (per questo è bene indossare pantaloni lunghi anche durante i mesi caldi).

N.B. Sono presenti i bolli in vernice blu sulle rocce come segnavia e una serie di omini che non sempre però coincidono.

La difficoltà dell'escursione è contrassegnata con la lettera E (escursionista), il percorso mediamente facile attraversa passaggi su insidiosi calcari in cui bisogna prestare attenzione. La lunghezza dell'escursione, belvedere Foradada-Cala Inferno-Torre della Pegna-Cala Barca-Tramariglio (da qui navettaggio fino al belvedere per comodità), è di circa 10 km per un tempo di percorrenza totale di circa 7 ore, pausa pranzo alla Torre della Penya inclusa. Il dislivello è pari a 260 metri sia in salita che in discesa.

Trekking nelle falesie del Parco di Porto ConteTrekking nelle falesie del Parco di Porto Conte

L'appuntamento con Luca Piga e Fabio Ghisu, le due guide ambientali escursionistiche che ci hanno accompagnato, era alle 9.30 al belvedere Foradada; per darci subito una bella svegliata prima del nostro trekking sulle falesie, ci hanno portato a vedere una delle grotte più inflazionate del parco, quella dei Vasi Rotti. Nome che pare derivi dal ritrovamento, al suo interno, di alcuni frammenti di suppellettili in ceramica appartenenti al Neolitico.

Una volta parcheggiata la macchina al belvedere Foradada, si inforca il sentiero abbastanza visibile sulla sinistra, in salita, fra terra e grosse rocce ma non per questo particolarmente difficile. Un po' a naso e con delle buone scarpe ci si arriva in venti minuti, tenendo sempre la destra e seguendo gli omini di pietra, qui i soli segnavia, sebbene a singhiozzo. 

La grotta al suo interno non ha particolari meraviglie ma una volta entrati dentro, ci si gira verso il mare ed, eccola lì la meraviglia: la grotta si trasforma nella più bella delle cornici.

Una finestra frastagliata sullo spettacolo del Parco Naturale di Porto Conte: il monte Doglia e la baia di Porto Conte sulla destra, il monte Timidone e Punta Cristallo sulla sinistra.

La vista dalla Grotta dei Vasi RottiLa vista dalla Grotta dei Vasi Rotti

Dopo aver ammirato l’affascinante spettacolo ondulato dalla Grotta dei Vasi Rotti, siamo tornati al belvedere Foradada e iniziato così il nostro trekking fra le falesie del parco.

Abbiamo percorso il sentiero lungo le pareti a picco sul mare facendo subito una prima deviazione per perderci nei colori mozzafiato della nostra prima tappa: Cala Inferno. 

Quando il Maestrale soffia forte e il mare si fa grosso si sollevano boati e in questa cala si scatena l'inferno, per questo il suo nome non poteva che essere questo.

Il modo più comodo per arrivare a Cala Inferno è via mare, da terra ci si arriva tramite una discesa da effettuare con attrezzatura adatta ed è consigliata solo a persone esperte, dall'alto, come abbiamo fatto noi, è possibile ammirarla in tutta la sua bellezza: il costone roccioso scavato dal tempo scivola nell'acqua di un turchese cangiante.

Cala InfernoCala Inferno

Lasciato il punto panoramico su Cala Inferno, abbiamo proseguito sul sentiero, a tratti comodo, a tratti insidioso, fra la rigogliosa macchia mediterranea, facendo diverse e obbligate soste fotografiche in bilico sulle falesie, per salire sino al punto più alto del nostro percorso dove gli aragonesi costruirono la Torre della Pegna (Penya o Peña) che domina tutto il parco di Porto Conte dai suoi 271 metri s.l.m.

N.B. Il sentiero che porta alla torre sul bordo della scogliera a strapiombo sul mare è una distesa di campi solcati quindi perdersi è davvero molto semplice perchè sembra un po' tutto uguale.

Quella della Pegna è una delle torri costiere erette con lo scopo di comunicare alla città-fortezza di Alghero, attraverso una catena di segnali da torre a torre, l'avvistamento di imbarcazioni nemiche. La Torre della Penya era una delle torri strategicamente più importanti grazie alla sua posizione più elevata, le vele all'orizzonte delle milizie arabe e francesi infatti potevano essere scorte lassù prima delle altre postazioni poste più in basso, ancora oggi ben visibili da lassù: la Torre di Badde Jana, la Torre di Poglina, la Torre di Porto Conte, la Torre del Porticciolo e la Torre del Tramaglio.

Dalla Torre della PegnaDalla Torre della Pegna

Dalla Torre, posta sul lato occidentale di Capo Caccia, lo spettacolo è servito: lo sguardo spazia sul golfo di Porto Conte, sulle isole Piana e Foradada, sulla vallata una volta coltivata dagli ergastolani della colonia penale di Tramariglio.

Rifocillati dal pranzo e una volta terminato di contemplare la vista straordinaria, dalla Torre della Pegna siamo ridiscesi nel sentiero lungo la falesia, attraversando un ginepraio profumato, per raggiungere il tratto sopra Cala Puntetta, piccola insenatura cristallina protetta da imponenti pareti di roccia sedimentaria che nascondono il Tunnel Azzurro che collega la cala con la vicina Cala Barca, percorribile in immersione.

Uno dei punti panoramici più belli dell'intero percorso!

I panorami dall'alto di Cala PuntettaI panorami dall'alto di Cala Puntetta

Noi Cala Barca però l'abbiamo raggiunta a piedi e l'abbiamo ammirata dall'alto del terrazzino naturale che si apre sull'Isola Piana, inaccessibile perchè facente parte dell'Area Naturale Marina Protetta Capo Caccia - Isola Piana. La piccola insenatura che deve il suo nome alla presenza del relitto del vascello francese Le Tigre che lì naufragato nel XVII secolo, è racchiusa fra due maestose falesie, quella della Torre della Pegna (271 m) e quella di Punta Cristallo (326 m), ed è raggiungibile solo via mare.

Il vascello, affondato il 22 settembre 1664, partecipava alla spedizione ordinata dal re di Francia Luigi XIV per la lotta contro i pirati barbareschi che erano soliti depredare il Mediterraneo Occidentale e, fra gli oggetti di bordo recuperati negli anni '70 ci sono due cannoni, diversi piatti con marchi di fabbrica e una saliera di peltro. E' possibile ammirare l'unico grande cannone, rimasto dopo i vari recuperi, ad inizio immersione, incastonato fra i coralli.

N.B. Il terrazzino dal quale ammirare Cala Barca è raggiungibile tramite un sentiero ben segnalato a cui si accede dall’ingresso principale della Foresta Demaniale Le Prigionette, all'interno del Parco Naturale Regionale di Porto Conte. 

Dall'alto di Cala BarcaDall'alto di Cala Barca

Dalle falesie di Cala Barca alla ex colonia penale di Tramariglio, nostro punto di arrivo, il sentiero si apre in un'ampia carrabile che, negli ultimi metri, noi abbiamo lasciato sotto una pineta.

In una mezzoretta abbiamo raggiunto quello che oggi è il quartier generale delle aree protette algheresi. La colonia penale di Tramariglio aveva carattere rieducativo e i detenuti venivano collocati a lavoro nei campi o nell'allevamento del bestiame. Smise di funzionare nel 1961 e, col passare del tempo, è stata trasformata da un luogo di pena a nuova prospettiva turistica. E' da qui che la navetta ci ha riportato alle macchine lasciate al belvedere Foradada ed è qui che è terminato il nostro trekking nelle falesie del Parco di Porto Conte che vi consiglio assolutamente di fare!

Affidandovi a Luca e Fabio nella quota di iscrizione all’escursione, oltre al loro accompagnamento durante il quale vi racconteranno i luoghi che calpesterete, son compresi l'assicurazione di responsabilità civile e il biglietto di ingresso al Parco di Porto Conte (Euro 3,00), oltre al servizio navetta dove necessario. Quindi dovrete solo preoccuparvi di portarvi acqua e cibo (e scarponi da trekking alti alla caviglia), al vostro divertimento e alla vostra sicurezza penseranno le due guide ambientali escursionistiche nazionali AIGAE, ecco il loro contatto +39 3488043835.

I colori di Cala PuntettaI colori di Cala Puntetta

Quando ci chiederanno cosa ricordiamo del 2020, non voglio rispondere “covid”, nonostante sia stato il maggiore responsabile dei miei piani stravolti, delle notti insonni, di una nuova stramba vita.

Non voglio perché il 2020 è fatto anche di attimi di una bellezza immensa che, sommati tutti insieme, lo rendono un anno straordinario, o stra-ordinario, a voi la scelta. 

Sono infatti le piccole cose, i piccoli gesti, i piccoli passi, i piccoli momenti assieme ad una nuova (forse ritrovata?) consapevolezza che ci insegnano a dare un valore diverso ad un anno fuori da ogni concezione che, frettolosamente, etichettiamo come un anno da dimenticare. 

Io voglio invece ricordarlo e lo voglio ricordare perché i momenti come quelli trascorsi in quella domenica di ottobre fra le vertiginose altezze delle falesie bianche del Parco di Porto Conte, sono quelli che davvero contano nella nostra momentanea e fugace vita.

Dieci persone, un’Isola, la voglia di non arrendersi, la natura incontaminata, dieci vite intricate che si amalgamano per un giorno tra fango e falesie a picco sul mare, luoghi spettacolari e mozzafiato, il sole cocente di metà ottobre, due super guide e la certezza che insieme si può fare e dare di più!

Grazie a chi mi ha seguito in questa nuova avventura, soft a questo giro, a chi ci ha accompagnato, a chi crede che il 2020 non è la fine del mondo ma un nuovo inizio e un cambio di prospettiva. 

Un anno che ci insegna a dare valore a quello che prima pensavamo fosse scontato e abbiamo capito che scontato proprio non è.

Il sentiero a strapiombo sul mareIl sentiero a strapiombo sul mare

Tags: trekking, alghero, cosafareadalghero

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